Quando ero piccola, c'era una magia che oggi sembra quasi scomparsa: quella delle lettere scritte a mano.
Ricordo perfettamente il rituale. Sceglievo con cura il foglio più bello, spesso leggermente profumato, e la penna che scorreva meglio. Mi sedevo al tavolo, con le gambe che ancora non toccavano bene il pavimento, e iniziavo a scrivere. Non era solo un modo per comunicare: era un piccolo viaggio.
Scrivevo alle mie amiche, raccontando giornate che oggi potrebbero sembrare semplici, ma che allora erano mondi interi. Un pomeriggio al parco, una lite seguita da una pace fatta con un abbraccio, una risata improvvisa. Ogni dettaglio diventava importante, degno di essere raccontato.
Ma le lettere più speciali erano quelle per i miei nonni. Lì dentro mettevo tutto: pensieri, emozioni, disegni, piccoli segreti. Scrivevo lentamente, cercando di avere una bella calligrafia, come se ogni parola dovesse essere all'altezza dell'amore che volevo trasmettere. E poi aspettavo. L'attesa era parte della magia. Giorni interi a immaginare la loro reazione, a chiedermi quando sarebbe arrivata la risposta.
Quelle lettere erano il mio primo modo di raccontare il mondo. Senza saperlo, stavo già coltivando una passione profonda per la scrittura. Ogni frase era un tentativo di fermare un'emozione, di darle forma, di condividerla.
E insieme alla scrittura, cresceva anche l'amore per la lettura. I libri erano rifugi, avventure, amici silenziosi. Leggere mi insegnava parole nuove, ma soprattutto mi insegnava a sentire. E poi, inevitabilmente, nasceva il desiderio di imitare quella magia, di creare storie mie.
Oggi, ripensandoci, mi accorgo che tutto è iniziato lì: da quelle lettere un po' storte, da quelle parole semplici ma piene di cuore. Non erano perfette, ma erano vere. E forse è proprio questo il segreto che ho portato con me crescendo: scrivere non significa essere impeccabili, ma essere autentici.
Riguardare quelle lettere oggi, è come aprire una finestra su quella bambina. Una bambina che credeva che le parole potessero viaggiare, arrivare lontano e far sentire qualcuno meno distante.
E aveva ragione!
Ho deciso di condividere un paio di quelle lettere così speciali per me!
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